italiani all’estero

martedì, 8 agosto 2006

Spesso girando per l’europa, per il mondo, e anche oltre ci rendiamo conto del motivo per cui noi italiani non sempre godiamo di una buona fama. Lasciando perdere l’immagine che danno di noi i nostri uomini ‘pubblici’, mi riferisco ai tipi da vacanza. Nel mio ultimo viaggio, non ho potuto fare a meno di notare quanto viaggiamo all’estero, contando sicuramente più viaggiatori italiani rispetto a quelli di qualsiasi altra nazione. E questo lo ritengo un dato positivo (soprattutto se non ci soffermiamo su quelli che sono gli interessi del viaggiatore medio), le cosa negative invece vengono subito fuori analizzandone anche superficialmente il comportamento. Non vorrei adesso passare per una persona superficiale e stereotipizzante, so benissimo, e ne ho incontrate, che ci sono persone completamente diverse da quelle che sto per descrivere, e che al contrario contribuiscono a migliorare l’immagine che hanno di noi all’estero.
Tornando a bomba, è facile notare che la maggior parte dei nostri connazionali nemmeno minimamente si sforzano di farsi comprendere dall’interlocutore di turno, sia esso una cameriera, un vigile, un passante o una commessa e parlano tranquillamente il loro idioma nativo (che tra l’altro, con un po’ di sano patriottismo, ritengo bellissimo).
Abbastanza grottesco è stato un dialogo a cui ho assistito in un ristorante alcuni giorni fa, e più o meno si è svolto così:
cliente: (scandendo bene le parole e alzando la voce, perché come ben tutti sanno sin da tenera età questo è l’unico modo di farsi comprendere da stranieri o da extraterrestri) VORREI UN ANTIPASTO
cameriera:….
cliente: SI…ANTIPASTO…FOR THE BEGINNING
cameriera:…..
cliente: PROSCIUTTO, SALAME, (e qui il genio) M O Z Z A R E L L I N E…capito no?
la cameriera sempre più basita e imbarazzata accenna un timidissimo cenno della testa come a dire sss-i
cliente:bene, MISTO…per due

purtroppo, e ancora non me ne do pace, non siamo rimasti a vederci il risultato e disgustati ci siamo prontamente allontanati, ma avrei tanto voluto dirgli quello che pensavo a quel coglione. E non è che io padroneggi particolarmente bene le lingue straniere, però cerco per quanto possibile di farmi capire nella loro lingua, magari con l’aiuto dell’inglese e con qualche suggerimento. Ma è evidente che il gesto viene apprezzato, anche se non sempre il risultato è ottimale, e poi un grazie, uno scusa, un buon giorno nella lingua locale,(quasi) qualunque essa sia non è un grandissimo sforzo…per nessuno


Viagem a Portugal

mercoledì, 2 agosto 2006

Non ho tempo per aggiornare ‘seriamente’ (parola che mal si addice a questo cyber-spazio) il mio blog, mi limito  quindi ad una citazione a tema…per poi rimandare tutto al mio ritorno…o a quando avro’ piu’ tempo:

In definitiva, che modo di viaggiare è questo? Fare un giro per questa città di Miranda do Douro, questa Cattedrale, questo sacrestano, questo cappello a cilindro e questa pecora, dopodiché segnare una croce sulla mappa, rimettersi in marcia e dire, come il barbiere mentre scuote l’asciugamano: «Avanti un altro». Viaggiare dovrebbe essere tutt’altro, fermarsi più a lungo e girare di meno, forse si dovrebbe addirittura istituire la professione del viaggiatore, solo per chi ha tanta vocazione, è di gran lunga in errore chi crede che sarebbe un lavoro di poca responsabilità, ogni chilometro non vale meno di un anno di vita


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