fuochi nella notte (csi)

venerdì, 22 dicembre 2006

Parlano piano al sole le ombre stanche di rumorose rabbie e infinite
menzogne
Lunghe di sterminati fili in lunga fila sorde ai tonfi di corpi che
vengono abbattuti
Tra poco arrossa il cielo della sera sospeso tra azzurri spazi gelidi e
lande desolate
Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore
Così vanno le cose, così devono andare
Così vanno le cose, così devono andare
S’alzano sotto cieli spenti i canti di chi è nato alla terra ora di
volontà focose speranze
E da energie costretto e si muove alla danza, danza, danza, danza,
danza, danza, danza
Festa stanotte di misere tribù sparse impotenti, di nuclei solitari che
è raro di vedere insieme ancora
E s’alzano i canti e si muove la danza
E s’alzano i canti e si muove la danza, danza, danza, danza, danza
Muoiono i preti rinsecchiti e vecchi e muoiono i pastori senza mandrie
Spaventati i guerrieri, persi alla meta i viaggiatori
La saggezza è impazzita, non sa l’intelligenza
La ragione è nel torto, conscia l’ingenuità
Ma non tacciono i canti e si muove la danza
Quietami i pensieri e il canto e in questa veglia pacificami il cuore


dialogo di un venditore e di un passante

mercoledì, 20 dicembre 2006

Venditore. Calendari, Calendari nuovi. Bisognano, signore, calendari?
Passeggero. Calendari per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggero. Credete che si spoglierà qualcuno quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggero. Come quest’anno passato?
Venditore.. Più più assai.
Passeggero. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggero. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo si spogliasse qualcuna di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggero. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete calendari?
Venditore. Saranno dieci anni, illustrissimo.
Passeggero. A quale di coteste vorreste che somigliasse la nuda ventura?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggero. Non vi ricordate di nessun anno in particolare?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggero. E pure la f..a è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggero. Non tornereste voi a guardare cotesti calendari, e anche tutto i passati, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggero. Ma se aveste a rivedere tutti calendari che avete fatta né più né meno, con tutte le rifatte e le belle di turno?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggero. Oh che altro calendario vorreste allora? il calendario ch’ho fatta io, o quello della Ferilli, o di chi altro? O non credete che io, e che la Ferilli, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stesso calendario che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggero. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggero. Oh che donna vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una donna così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggero. Una donna a caso, e non saperne altro avanti?
Venditore. Appunto.
Passeggero.. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggero. Dunque mostratemi il calendario con la donna più bella che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggero. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Calendari, calendari nuovi.


book-store

lunedì, 18 dicembre 2006

Era molto tempo che non lo facevo. Complice anche un impegno a non farlo da solo. L’ho fatto per un’esigenza contingente, ossia un regalo. Così, mi sono diretto verso una libreria. Arrivato alla piazzetta antistante, mi sono accorto che avevano aperto uno di quei ‘Book Store’ nell’angolo opposto alla mia destinazione. Megalibreria a più piani con bar annesso…un’enorme quantità di libri, la maggior parte dei quali da classifica di vendite, tutto megailluminato e splendente, mi ha fatto venire in mente quei locali che vanno tanto di moda adesso: i ‘wine bar’. Non c’è paragone, la buona vecchia Osteria vince sempre 10 a 0. Così come vince 10 a 0 la piccola libreria gestita con passione e competenza, magari con non tanti titoli da top ten di vendite, ma dove trovi sempre il bel libro che cercavi.
Ammetto, che sono passato davanti alla nuova Megalibreria per vedere che aria tirava…un numero abbastanza consistente di persone intente a girovagare per i 3 piani. Io ho tirato dritto per la mia strada e sono andato dai miei spacciatori di libri preferiti. Piccola con i due proprietari cordiali e competenti (come si impone ad una piccola libreria) e i libri ordinati per argomento. Sono entrato con un ‘obiettivo’ ben preciso, ma mi sono comunque perso a sfogliare libri, a frugare tra gli scaffali, a leggere la ‘quarta di copertina’ o una pagina a caso dei libri che per un motivo o un altro attiravano la mia attenzione, a osservare i pochi altri avventori intenti a scegliere i loro libri. Spesso in passato mi sono trovato tentato ad esprimere un giudizio e da dare consigli non richiesti vedendo qualcuno prendere in mano un libro che avevo letto o che mi era piaciuto. Ma non mi piace essere invadente…e ho sempre lasciato correre. Anche in questa occasione ho comprato il dono, motivo per il quale sono entrato nella libreria e un libro per me, e sono uscito, soddisfatto come sempre.


da Noia (cccp)

lunedì, 18 dicembre 2006

non so bene non so cosa
non so quando non so dove
non so più non so non so


strategie

venerdì, 15 dicembre 2006

Cervello di Lei:
Uffa che palle, è tutta la sera che mi porto dietro sto coglione e ancora non si è nemmeno deciso a offrirmi da bere. E che aspetti? Su, vai a prendermi almeno da bere, qualcosa di forte che se mi ubriaco forse riesci ad ottenere qualcosa. Niente, è proprio imbranato…ma li cerco con il lumicino? Tutti a me toccano quelli con qualche problema. Vabbè ascoltiamoci il concerto che forse riesco almeno ad estraniarmi da questa situazione. La mano…ma che fa? Sta cercando di mettermi una mano sulla spalla facendo l’indifferente? Ommioddio che grandissimo coglione.
Cervello di Lui:
(le scimmiette del cervello si stanno spidocchiando a vicenda…gran rumore in sottofondo)
Cervello di Lei:
E poi guarda che faccia da fesso…ma come ho fatto ad accettare di uscire con uno sfigato del genere?
Cervello di Lui:
Evvai è fatta…oddio come mi guarda, mi sta spogliando con lo sguardo!
Cervello di Lei:
Se la vole, stasera il coglionazzo qui accanto dovrà sudare non poco per averla…che poi lo immagino…prima che si rivesta l’ha già detto a tutta la città
Cervello di Lui:
E’ cotta…praticamente già fatto…andata…il pulcino non può sfuggire a ‘il cobra’ eheh…potrei anche saltargli addosso, qui, ora e non batterebbe ciglio
Cervello di Lei:
Mammamiachepalle…non ha aperto bocca, se non per chiedere quanto costa il biglietto…vabbè vediamo se riesco almeno a bere
Bocca di Lei:
Ho sete, ti va di andare a prendere qualcosa da bere?
Bocca di Lui:
certo
Cervello di Lui:
Ma che scemo, perché non glie l’ho chiesto io di berci qualcosa…vabbé è talmente cotta che non sarà per così poco che mi rovino la serata
Cervello di Lei:
Che coglione…quasi quasi vado via e non mi faccio trovare quando torna. Tanto lo so che non lo faccio…sono troppo buona…una crocerossina al servizio dei disadattati
Bocca di Lui:
Ecco qua
Bocca di Lei:
(scola il gin lemon tutto d’un fiato) Che sete…
Cervello di Lei:
Cazzo guardi, bevi il tuo cuba libre e poi fai il bis, altrimenti mi addormento.
Cervello di Lui:
cazzo…l’ha già fatta fuori…ah ho capito vuole ubriacarsi per provare emozioni forti, è una tipa tosta.
Bocca di Lui:
(beve il cuba libre quasi tutto d’un fiato e a momenti vomita)Andiamo per il secondo?
Bocca di Lei:
Si, che aspetti?
Bocca di Lui:
Ecco qua il secondo drink…
Cervello  di Lui:
Adesso non resta che mettersi qui ad aspettare, facendo finta di essere rapito dalla musica e appena si presenta il momento…zac…castigo
Cervello di Lei:
Ma che fa? Adesso si rimette ad ascoltare la musica? Si vabbè se aspetto lui sto fresca. Adesso mi giro verso di lui…allungo il mio collo e gli offro le mie labbra. Se non mi bacia così giuro che gli sputo.
Cervello di Lui:
Hey…mi vuole baciare. Lo sapevo che non avrebbe resistito al mio fascino mascolino. Ho fatto mia la preda…però intraprendente la tipa mi è praticamente saltata addosso…ma come biasimarla.


re del silenzio (Litfiba)

venerdì, 15 dicembre 2006
Uh!
Ti stavo a guardare
Nel silenzio..
Il senso dello spazio dello spazio ci divide gia`
Mi fermo qui, davanti a questo muro
Ogni parola non ha piu` peso dell’ aria
Che si confonde in noi
Non respirare
Questo momento non ha eta`
E un vago senso di vuoto ci colora
Ti prego lasciami solo!
Io, scatto senza volo!
Io, cuore senza amore!
Io, re del mio silenzio
Gia`…
Tutto e` lontano
La gioia e la malinconia
E ogni pensiero non ha piu` peso dell’ aria
Che si confonde in me
Quando tutto e` qui, quando tutto e` fermo
Non chiedo pieta`, chiedo di lasciare che tutto passi
Perche` non so piu` amare!
Io, scatto senza volo!
Io, cuore senza amore!
Io, cuore senza amore!
Io, re del mio silenzio!
Volo, volo
Volo, volo
Volo, volo
Volo, volo
CADO!!

Rimembranze giovanili (troppo anche per me)…che nessuno si azzardi a cercarlo tra la merda degli ultimi SETTE album: è dell’86.

lettera aperta a Babbo Natale

giovedì, 14 dicembre 2006
caro Babbo Natale,

spero che comprenderai le mie ragioni, d’altra parte anche tu sei una persona moderna e sei sempre stato il simbolo dei tempi che cambiano.
Non per niente la Coca-Cola agli inizi degli anni ’30 scelse un vescovo, tale San Nicola (già presente nella tradizione di molti paesi, soprattutto nord occidentali), e tolto l’orribile vestito vescovile (o verde a seconda della tradizione) fu vestito con i colori sociali dell’azienda: il rosso e il bianco. Certo, rispetto alla figura originale si è resa necessaria anche una importante cura ricostituente per renderlo simpaticamente paffutello e commercialmente appetibile, e,  una volta dotato di un bel parco di renne volanti sei nato come ti conoscono adesso milioni di bambini…un’operazione di marketing degna del miglior Lele Mora (e non vogliamo sapere come il signor Santa Claus è riuscito a farsi sceglieri dai pubblicitari della Coca-Cola…). Quindi, dicevo, quest’anno niente letterina ‘personale’: mi limiterò a mandarti un sms di auguri la notte della vigilia con su scritte le richieste per questo Natale. Immagino che anche tu, come le aziende più moderne, sposi la strategia del ‘just in time’.

A presto
Tyler

P.S. quando lo scorso anno ti ho chiesto di risparmiarmi lo strazio di dover vedere i trailers e la fila ai botteghini per il ‘tradizionale’ film di natale di Boldi-De Sica, non intedevo di vedermeli raddoppiati :-(


solo offendere

martedì, 12 dicembre 2006
ti svegli la mattina, ancora assonnato ti leggi velocemente le notizie (giornale o internet è indifferente) e vedi le dichiarazioni del premier:
"erano solo pochi facinorosi al soldo dell’opposizione"
"sanno solamente offendere"
"non sono in grado di proporre un’alternativa valida"
….
e via dicendo.
Al che pensi, sempre mezzo assonnato: "Ma sarà possibile è dal 2001 che il nostro presidente del consiglio dice sempre le stesse cose ad ogni sollevazione popolare".
Hai un sussulto, alzi lo sguardo verso il calendario attaccato alla parete e ti rassicuri (per modo di dire): è dicembre del 2006, abbiamo già votato e hanno vinto gli oppositori…si quelli che sapevano solo offendere, che manifestavano perché prezzolati, che non sapevano proporre alternative. A questo punto ti viene un altro dubbio: l’ex presidente del consiglio si è mascherato da ‘Professore’ per non lasciare la poltrona, oppure è il ‘Professore’ che si era mascherato da ‘Presidente operaio’ nel 2001 per anticipare il suo insediamento…ma questo dubbio è difficile da confutare. Questi due (e immagino la stragrande maggioranza dei nostri rappresentanti) dicono le stesse cose, si rivolgono ad un pubblico diverso e quindi cambia leggermente il linguaggio, ma dicono le stesse cose…e noi perdiamo ancora tempo ad andare a votare.
Io mi immedesimo in loro e sono sicuro che mi verrebbe la tentazione di tornare alla mia vecchia occupazione…e nonostante tutto sono anche permalosi. Immaginate Materazzi (o un qualsiasi altro giocatore antipatico) dopo 10′ di partita se ne va via imbronciato perché lo offendono dichiarando: "erano pochi, sanno solo offendere ed erano pagati dalla squadra avversaria".
Forse aveva ragione il buon Bukowsky nell’affermare che la differenza tra democrazia e dittatura è solamente che con la prima perdi tempo a votare. Ma non ci voglio credere e continuerò ad andare a votare…però un po’ di tristezza viene.

facile così…

venerdì, 1 dicembre 2006

E’ facile trovarsi dalla parte della ragione e fare le scelte giuste quando sono altri a doverle fare certe scelte.
E’ facile condannare persone che hanno sbagliato a ‘schierarsi’, quando erano loro a dover scegliere di qua o di là.
E’ facile essere solidali con chi non viene rispettato come dovrebbe, quando sono altri a dover rispettare.
E’ facile schierarsi con il partito che ‘fa più figo’ quando non siamo noi a dovere seguire fino in fondo l’ideologia che abbiamo scelto.
E’ facile proporre di lottare a fianco degli oppressi quando non abbiamo mai avuto la possibilità di passare dalla parte degli oppressori.


clerks

venerdì, 1 dicembre 2006

Ragazzi è importante fare un lavoro che ti faccia sentire gratificato, io per esempio masturbo gli animali per l’inseminazione artificiale.


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