a volte

giovedì, 30 novembre 2006

Capita a volte. Me ne sto sdraiato a letto a leggere, oppure mentre lavoro al mio PC, e succede. Così, senza un perché vengo investito in pieno. All’inizio cerco sempre di porre resistenza, nella speranza, spesso vana, che giunga qualcuno a salvarmi. Altrimenti sono io da solo a combattere e a lottare e a farmi sovrastare e vincere.
Capita a volte e non me lo so spiegare, ma l’apatia prende possesso del mio corpo e del mio ‘Io’ e perdo ogni minimo stimolo a fare qualunque cosa.
Capita a volte di dare la colpa ad un appuntamento mancato, altre volte all’insicurezza e alla paura di fare la mossa sbagliata, altre volte semplicemente capita.
Capita a volte, ma ne esco sempre in maniera brillante, e allora mi metto qui a non fare niente e attendo.


per me lo so (cccp)

lunedì, 20 novembre 2006

Conforme a chi conforme a cosa
Conforme a quale strana posa
Va peggio va meglio non so dire non lo so

La prima volta fa sempre male
La prima volta ti fa tremare
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

La terza volta ti fa pensare
La quarta volta stai a guardare
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più

Un eterno presente che capire non sai
L’ultima volta non arriva mai
L’ultima volta non arriva mai
In questo presente che capire non sai
Sei tu sei tu sei tu chi può darti di più


acquisti

venerdì, 17 novembre 2006

Il commesso mi guarda. Pur nella sua beata calma, gli occhi tradiscono una certa insofferenza nei miei confronti. D’altra parte questa mia indecisione me la porterò sempre dietro, in fase di shopping, quando sarà necessario scegliere l’acquisto. Indecisione che logicamente aumenta in maniera esponenziale all’aumento del numero degli articoli a disposizione. La tecnica per la scelta prevede, in una prima fase, un unico girone all’italiana a cui partecipano tutte le possibili opzioni. Da questa selezione, verranno scartati tutti quelli classificati da una certa posizione in giù. Quelli che passano il turno si affronteranno in scontri diretti, fino a quando solamente due resteranno in ballo. A questo punto la scelta diventa DRAMMATICA. Gli ultimi due. In una sfida degna del miglior Sergio Leone, per la quale si richiederebbe ogni volta la scrittura di una colonna sonora adeguata e tagliata su misura per l’evento. Succede talvolta che, come nei quarti della coppa del mondo di calcio del 1934, si debba ripetere la finale, a causa di uno svenimento della commessa.

-Allora ha deciso? Tra l’altro è fortunato, ancora abbiamo una vasta scelta di articoli, ma di contro i prezzi sono un po’ alti. D’altra parte fosse venuto tra 4-5 mesi avremmo fatto i saldi, ma sicuramente la scelta sarebbe stata più limitata. Sa, in quel periodo esce la nuova collezione autunno-inverno, e quindi per i capi primavera-estate rimasti in magazzino facciamo degli sconti.
-Si ha ragione, purtroppo ho un appuntamento e non posso ritardare di molto. E’ che quando ho una vasta scelta a disposizione sono sempre in difficoltà. Che poi sono venuto senza un’idea precisa di quello che voglio, nel vostro catalogo tutto è pubblicizzato troppo bene. Non vorrei fare la scelta sbagliata, basandomi esclusivamente sul ‘design’, e poi, dopo 10-15  piuttosto che 20-25 anni trovarmi con qualcosa che non mi soddisfa…immagino che non sia possibile venire a cambiarlo…
-Se vuole vediamo se abbiamo a catalogo qualcosa che faccia per lei. Mi dica un po’ quali gli usi che vorrebbe farne..ad ogni  modo  ci tengo a dirle, che no, non può cambiarlo una volta ritirato, è però possibile fare dei piccoli aggiustamenti se fosse necessario.
-Pensavo a qualcosa di carino, ma che al tempo stesso duri nel tempo. Ho sentito parlare di articoli pur molto belli nei primi anni ma che poi si rovinano pesto, altri che mantengono le proprie caratteristiche per molto ma sono oggettivamente brutti…
-Se fossi in lei mi orienterei ad un articolo da uomo, solitamente sono un po’ meno rifiniti, più grezzi, ma vengono garantiti per più tempo. Ad ogni modo i nuovi modelli da donna, pur subendo dei cambiamenti dopo una ventina d’anni, mantengono le proprie caratteristiche per molto più tempo rispetto ai modelli di qualche anno fa. Infatti anche la garanzia è estesa ai primi 20 anni.
-Penso possa andare un modello da uomo, purché non sia troppo poco ‘curato’.
-Guardi che ancora i modelli più grezzi vanno tantissimo, altrimenti possiamo orientarci a qualcosa di simile ai modelli femminili…che tra l’altro stanno benissimo accanto a quelli simili a loro…
-No, No, No. Preferisco un modello classico, senza troppi fronzoli…una via di mezzo tra i due tipi che mi ha proposto.
A questo punto il commesso, che fino a pochi secondi prima, temeva di non venirne a capo ha un lampo negli occhi. Si dirige, velocemente e con una luce di speranza negli occhi, nel retrobottega. Ne riemerge con un catalogo un po’ impolverato.
-Ecco qua, credo di avere trovato quello che fa per lei. Questi modelli sono tutti abbastanza moderni, di nuova concezione…
-e come mai non glieli chiede nessuno?
-guarda che sono ottimi, garantiti al pari degli altri…le mode…e poi hanno tutti dei piccoli difetti. Ma le assicuro che sono tutti ben documentati, e poi anche gli altri non sono esenti da difetti. Noi facciamo tutto a mano, può succedere che qualche piccolo errore ci scappi.
Mi metto a sfogliare il catalogo, tra l’altro non è troppo grande.
Scarto immediatamente i primi modelli: troppo grandi o troppo piccoli. Scarto anche la seconda categoria: truffatori, politici, assassini. Alla fine vedo una categoria non troppo numerosa. Leggermente strani. Leggo la descrizione del difetto:
"tendono a non seguire gli usi e i pensieri dei loro simili, per questo non sempre sono ben visti. Appaiono comunque mediamente socievoli e in grado di mantenere rapporti interpersonali senza segni di evidenti squilibri, risultano sensibili e talvolta brillanti. Possono risultare noiosi in alcuni contesti. Modelli venduti già accessoriati: non  è possibile cambiare colore della pelle, degli occhi e dei capelli…".
Mi piace. Non leggo oltre. Scelgo un modello che soddisfi (almeno in parte) il mio senso estetico e torno dal commesso.
Gli faccio vedere la mia scelta. E’ raggiante probabilmente non vede l’ora di liberarsi di me.
-Benissimo, ottima scelta. Lo sa vero che consegnamo a 8 mesi?
-Si, si, ero stato avvisato…ma d’altra parte non mi piaceva nè la linea ‘gatto’ nè quella ‘topo’, e per quella ‘sasso’ era troppo lungo il tempo di attesa.
-Bene, allora ci vediamo il 18 aprile. Le va bene?
-Ok…cercherò di arrivare puntuale


Fauna da disco (parte due – maschi)

mercoledì, 15 novembre 2006

Anche per quanto riguarda gli uomini possiamo trovare ‘gli sfigati’, ‘i socievoli’, ‘gli strafighi’. Questi gruppi hanno però connotati diversi rispetto agli stessi gruppi femminili, e soprattutto offrono un maggior numero di sfumature e sono meno ben definiti.
Gli sfigati sono anche addetti ad integrare la tappezzeria presente nel locale e a foraggiare il bar per impedire che questo fallisca. Le loro occupazioni preferite sono lanciare occhiate cariche di eros a chicchessia e considerare tutte quelle che non ricambiano (praticamente TUTTE) come donne di malaffare dedite alla vendita del proprio corpo, e offrire da bere alle strafighe, che quasi mai si rifiutano poi, dopo avere bevuto, di lasciarlo da solo. Solitamente a fine serata, quando non è più necessario il loro compito di tappezzeria questi si avventano sulle prede femminili rimaste invischiate nelle poltrone (solitamentente sono le sfigate che sono state lasciate lì ad aspettare da qualche amica strafiga), molto spesso però la preda riesce ad avere la meglio sul predatore.
Gli strafighi hanno solitamente lo stesso comportamento del gruppo precedente, ma avvantaggiati dal loro rivestimento esterno firmato e dalla loro avvenenza riescono talvolta ad avere la meglio sulla preda (o è la preda stessa che si immola per il bene della specie), anchessi tendono ad avventarsi sulle sfigate solamente a fine serata (non sempre però), ma a differenza dei precedenti hanno una percentuale di successo lievemente superiore.
In entrambi i gruppi trattati è possibile trovare sempre un sottogruppo: i grezzi. Al grezzo piace intrattenere le ragazze con simpatici aneddoti sui propri usi e preferenze sessuali, chiedendo ad un numero più grande possibile di ragazze di esaudirne uno o più. Hanno spesso intrapreso studi statistici e quindi basano la propria tecnica di caccia sul contattare il maggior numero di prede possibile.

L’ultimo gruppo è quello dei socievoli, meno nutrito degli altri tanto che si pensa che preferisca pascolare in luoghi diversi rispetto ai suoi simili. I membri di questo gruppo, così come di quello femminile, sono usi passare la serata con lo scopo di divertirsi. Fanno meno abuso di alcolici dei suoi simili, in modo da riuscire ad avvertire il pericolo in tempo e scappare. Possiamo notare che le sue prede preferite sono le femmine socievoli, benchè siano quelle che danno loro maggior filo da torcere, non disdegnano però neanche cacciare i più begli esemplari di sfigate. Per quanto riguarda le strafighe, prima di farle preda è necessario per questo cacciatore portarle allo stato di sfigate (la maggior parte)  o a quello di socievoli (compito più difficile),  allontanandole dalle sue simili e destabilizzando le loro certezze, rendendole insicure e smarrite.
Ad ogni modo all’interno di questo gruppo accadono le cose più strane: quello che sembra essere un cacciatore può divenire la preda di qualche socievole di sesso femminile, quello che ad uno sguardo superficiale sembra stia giocando può invece rivelarsi un cacciatore micidiale che non lascia scampo all’ignara preda.
E’ proprio nello studio di questo ambiguo e ancora sconosciuto gruppo che la scienza sta riversando gran parte delle proprie risorse.


acqua cotta (tratto da ‘A tavola in Casentino’ di Mario da Monte)

martedì, 14 novembre 2006

Nella forma originaria l’acqua cotta è quasi certamente una semplice "zuppa di cipolle" per confezionare la quale occorrono, per quattro persone, cinque cipolle mezzane, tagliate ad anelli sottili, fatti rosolare nel grasso (lardo, olio, oggi burro) e portati a cottura con l’ aggiunta di liquido (acqua ed attualmente brodo anche se di dado).

Salare e pepare secondo il gusto e bagnare con questo brodo fette di pane leggermente abbrustolito poste direttamente sui piatti da portata. Oggi, fatti più esigenti dalle maggiori disponibilità economiche, si può migliorare la zuppa di cipolle cospargendola di formaggio gruviera (preferibile quello di color giallo oro) grattugiato e lasciarla per quindici-venti minuti a gratinare in forno ben caldo (circa 220). Da questa semplice zuppa di cipolle noi crediamo che abbia avuto origine l’acqua cotta in tutte le sue versioni. La zuppa di cipolle è evidentemente un piatto anche nostrale con buona pace di quanti lo attribuiscono all’inventiva dei cuochi francesi.

Ne fa testimonianza anche il fatto che lo preparasse mia nonna Sabina, nata nel 1835, che della Francia sapeva solo che era quella nazione "che prende e non rende" come si esprimeva rivolgendosi a coloro che avevano l’abitudine di non restituire le bietole crude. Tagliate a listarelle sottili, il peperoncino, in quantità a piacere secondo i gusti, e far sobbollire fino alla completa cottura delle verdure. Assaggiare, aggiustando con acqua calda o brodo (anche di dado) se il composto fosse troppo denso e di peperoncino e sale se fosse poco saporito. Versarlo sul pane, arrostito quanto basta a togliere l’ eccesso di umidità, lasciando stufare per qualche minuto prima di servire.


Fauna da disco (parte uno -femmine)

martedì, 14 novembre 2006

Mi diverto talvolta, quando frequento locali pieni di gggiovani, a dividere la fauna presente, in gruppi che si possono trovare pressochè inalterati in qualsiasi luogo. Lungi da me raggiungere le vette narrative e descrittive di scrittori (veri) con i quali la lotta sarebbe impari e ne uscire non con le ossa rotte, ma completamente sbriciolate…polvere eri e polvere tornerai.
Mi limiterò a descrivere i miei pensieri in maniena confusa e supeficiale…
Per quanto riguarda le ragazze, secondo me la metà della fauna più interessante da osservare e studiare, tre sono i gruppi fondamentali e onnipresenti al pari dei tre colori primari.
Possiamo arbitrariamente decidere di chiamare tre ipotetiche componenti di questi gruppi ‘Grazia’, ‘Graziella’ e ‘Grazie al … ‘ oppure, molto più finemente ‘la strafiga‘, ‘la sfigata‘, e ‘la socievole‘.
La strafiga si trova solitamente al centro della pista da ballo o in qualunque posizione sia ben visibile dal maggior numero di persone, a guardare dall’alto al basso tutti gli esseri viventi che si trovino nel raggio di azione del suo sguardo (uomini, donne o bambini che siano). Tengo a precisare che non sempre la strafiga è veramente bella, a volte è semplicemente una sua errata impressione, è però vestita come la maggior parte delle sue coetanee e vengono oltremodo curati tutti i particolari, dalla suola della scarpa in su. Nella loro mente (o in quella degli uomini sfigati) vorrebbero accoppiarsi semplicemente con strafighi di sesso opposto o con i maschi dal cosiddetto portafoglio gonfio. Se avrete la pazienza di seguirci capirete che non è così.
‘La strafiga’ è tale solamente fino a quando viene ricreato il suo ambiente naturale, tendenzialmente costellato di ‘shot’, superalcolici da femmine (leggasi estremamente dolci e stucchevoli), ma soprattutto un nutrito numero di componenti del sesso opposto sbavanti e pronti ad offrire da bere nella speranza di entrare nelle sue grazie. Logicamente mai saranno questi ultimi a catturare la loro preda (almeno la scienza moderna non è finora riuscita a dimostrare il contrario).

La sfigata
è solitamente quell’animale (quasi sempre non troppo carina, o che si vede tale) che passa le sue serate seduta in un divanetto del locale con aria imbronciata ed annoiata, sentendosi irrimediabilmete fuori luogo e limitanosi a gettare talvolta qualche timida occhiata ai suoi paristato di sesso opposto o chiacchierando con le amiche. Talvolta si accompagnano con una ‘strafiga’ con lo scopo di risaltarne la bellezza e lo status.

Dei tre gruppi, quello a cui appartiene la socievole è il più bipartisan (parola orribile ma che va tanto di moda, non posso quindi esimermi dall’utilizzarla), comprende infatti dalle ragazze molto belle a quelle estremamente brutte. Queste incuranti del proprio aspetto fisico hanno come unico scopo il divertimento, magari anche a scapito di membri illusi dei gruppi maschili, che avevano visto la possibilità di rimorchiare con facilità e che erano già andati a vantarsene con gli amici. Sebbene preferiscano accoppiarsi con gli uomini facenti parte del clan ‘socievoli’, non disdegnano neppure gli sfigati e gli strafighi.


Hasta la Vista

mercoledì, 8 novembre 2006

Ho l’impressione che negli ultimi tempi si cerchi di fare passare per buona l’equazione -libertà = +sicurezza. Colgo spunto per questa riflessione da due fatti recenti. il primo è l’intoduzione delle nuove norme per i voli introdotte dall’UE. Non sono un esperto, ne probabilmente tanto intelligente da realizzare che queste nuove norme a scapito di qualche rogna in più al momento del check-in faranno salire vertiginosamente la sicurezza dei nostri voli…eppure alla tv ci hanno fatto vedere persone felicissime di poter dire "perdo un po’ del mio prezioso tempo, rischio di perdere il volo, non posso portarmi nemmeno una bottiglia d’acqua perché troppo grande, ma adesso sono molto più sicuro e non mi potrà succedere niente mentre sarò su quell’aereo." Che mi viene il dubbio (sono stupido, che ci volete fare) che tutte queste rigidità nei controlli servano veramente solo a fare stare più tranquilli i passeggeri (magari anche ad incrementarne il numero) e qualche burocrate che in caso di sciagura potrà dire:"Noi abbiamo effettuato tutti i controlli, abbiamo fatto il possibile, non è colpa nostra".
Ma non sarebbe meglio per aumentare la sicurezza dei voli, cercare di minimizzare (sebbene sia impossibile eliminarle del tutto) le cause per cui qualcuno potrebbe decidere di fare una strage? D’altra parte non si tratta di prevenire il gesto sconsiderato di qualche pazzo, bensì di azioni decise da organizzazioni le cui mosse (entro certi limiti) possono essere anticipate.
Il secondo fatto, ben più grave per quel che riguarda le limitazioni delle libertà, riguarda l’imminente rilascio del nuovo sistema operativo di casa Microsoft: Windows Vista. Anche in questo caso, con la scusa di prevenire la diffusione di virus, l’installazione di software pirata, l’ascolto di musica non regolarmente acquistata (?), e la visione di film scaricati da internet, vengono poste delle pesanti e inaccettabili limitazioni alla libertà e alla privacy. Tutto logicamente nel solo interesse degli utilizzatori del PC che così, secondo il volere di Microsoft, passano dallo stato di UTENTI a quello di UTONTI, bambini che hanno bisogno della mamma per sapere cosa è buono e cosa no, quello che si può toccare e quello che è ‘cacca’.
Che è un po’ come dire:"vi arrestiamo tutti così non correte il rischio che qualcuno vi derubi".
Purtroppo invece si aprono scenari degni di 1984. In poco tempo con il nuovo sistema sarà infatti possibile avere il controllo COMPLETO dei contenuti presenti nel PC di chiunque, siano essi file MP3, divX o documenti di World. Per avere un’idea di quello che potrebbe attenderci basta vedere quello che sta venendo fuori con lo scandalo delle intercettazioni telefoniche. E non si tratta di avere o non avere cose da nascondere, ma di una cosa assolutamente necessaria per continuare a considerarci liberi: la nostra privacy.
Termino questo post dicendo che io nel mio PC non ho più virus da molti anni (e non ho più bisogno di quei fastidiosissimi antivirus), lavoro con il computer dalla mattina alla sera e non ho nemmeno un software pirata, ho qualche mp3 ma la musica che vale me la compro volentieri (anche se il prezzo di acquisto di un cd è sempre oltre il suo valore di mercato e comunque preferisco andare ai concerti), possiedo pochi divX e quasi esclusivamente di film che mi sono visto al cinema o he vengono già trasmessi dalle tv…per questo fino a quando mi sarà concessa la libertà di scelta continuerò ad utilizzare LINUX.
Se volete approfondire l’argomento che ho trattato con un po’ di superficialità (ho d’altra parte sconfinato i limiti che mi ero imposto per questo blog) vi invito a visitare il seguente sito…altri non ne ricordo:

http://www.no1984.org


tortelli di patate (tratto da “A tavola in Casentino” di Mario da Monte)

lunedì, 6 novembre 2006

Il tortello di patate è un vanto dell’Alto Casentino e la dimostrazione della capacità inventiva dei nostri nonni. Introdotta la patata, nella rotazione agraria, non prima del 1830, dopo che in occasione della carestia del 1817 il governo granducale ne aveva raccomandato l’uso, venne rapidamente utilizzata in cucina per ovviare alle ricorrenti carestie, ma anche per creare piatti di notevole valore gastronomico, come appunto il tortello; opera grandiosa dei nostri nonni’ e, sopratutto, dei nonni lonnanini e papianini. Spesso questo piatto costituiva, e costituisce, l’unica portata di un pranzo ed allora si parla di una "stortellata". In tal caso ecco la ricetta con le quantità occorrenti: patate montanine di pasta bianca e farinosa Kg.1 circa, sei o sette salsicce, un etto circa di carne secca saporita, un bel pugno di prezzemolo, 5 "specce d’aglio", una punta di conserva di pomodoro, sale e pepe. Lessare le patate, intere e della stessa pezzatura, in acqua salata, ritirarle cotte ma non stracotte, "sbucciarle" e passarle prima che siano fredde. Preparare un soffritto con la carnesecca e la salsiccia, e tritarlo finemente con la "mezzaluna nel tagliere" (io preferisco usare il "trita tutto"), in un tegamino a parte far rosolare l’ aglio a spicchi interi infranti con il palmo della mano: passarlo ed unire alla salsiccia. Aggiungere, ma solo all’ultimo momento, il prezzemolo e la conserva di pomodoro. Assaggiare ed unire, se necessario, sale e pepe. I più "sofisti ci " pretendono anche una spolverata di peperoncino o, come dicevano i vecchi, di "zenzero" ed un mezzo spicchio d’aglio crudo. Mescolare il soffritto alle patate passate, aggiungendo un uovo se il composto tende a non "restare insieme", amalgamare bene, assaggiarlo e metterlo quindi dentro la "spoglia" confezionando il tortello. La sfoglia non dev’essere "spenta ad ova" e va "tirata fine" ad evitare che la troppa "giubba" tolga la possibilità al palato di cogliere l’insieme dei sapori dei quali la sfoglia e tuttavia parte integrante. Il tortello va cotto per pochi minuti in abbondante acqua, bollente e salata, ricordando che il tempo di cottura deve computarsi dal momento in cui l’acqua "riprende il bollore" e non da quando i tortelli vengono "buttati". Tirarli su con la ramina o con la mestola bucata, di quelle che vendono a Badia a Prataglia, scolarli con cura e condirli con sugo di carne, come in antico, o, come pare preferibile, con poco burro a fiocchi chi, in modo da gustare maggiormente il condimento del ripieno, e cospargerli con una parca dose di formaggio. Sono del resto ottimi anche "sconditi". Per coloro che non fossero Alto Casentinesi un’avvertenza s’impone: non eccedere nel mangiarli, diventano un po’ pesanti special mente dal secondo piatto in poi.


maledetti toscani

lunedì, 6 novembre 2006

Mi permetto di fare delle considerazioni su un fatto che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana qualche settimana fa (e che, vista la mia reticenza nei confronti della tv, non mi sono goduto)…la bestemmia del Cecche. I tifosi fiorentini si sono subito prodigati in una strenua difesa del poveretto, esponendo allo stadio uno striscione che dichiarava:"Ceccherini, anche per me era una virgola"…il potere della sintesi. D’altra parte si sa (o si dovrebbe sapere): i toscani sono così. Tra l’altro il nostro già aveva avuto una premonizione, quando nel primo film di Pieraccioni (per chi non lo sapesse era ‘I laureati’), invitato in una trasmissione in Rai da un Carlo Conti che nella vita reale ancora si barcamenava nelle tv locali presentando quell’Aria Fresca fucina di comici toscani, dopo essersi impappinato durante la sua performance canora, si prodigò nella prima bestemmia in diretta della tv di stato gettando nello sgomento milioni di italiani. Che poi se inviti un personaggio del genere in un reality (?) è logico che anche con tutta la buona volontà nel giro di qualche giorno la bestemmia ci scappa, e sono sicuro che nemmeno sarà stata la prima…forse è semplicemente sfuggita al censore. Lancio un invito a tutti quanti non lo abbiano già fatto, di andarsi a vedere dal vivo Carlo Monni (non intendo per forza a teatro, anche in qualche osteria da lui frequentata, o a qualche sagra) forse tutti si renderebero conto cosa vuol dire essere toscano. Per il suo rifuggire i compromessi non potrà certo avere il successo nazionale di un Panariello, mal si addice al mondo asettico e spersonalizzato della televisione, ma è assolutamente da vedere quando si esibisce nelle letture di Cecco Angiolieri, o Pietro L’aretino o Dante o Bukowsky, conditi con aneddoti della sua vita. Per i più sfortunati…o per quelli con la puzza sotto al naso, che si riguardino ‘Non ci resta che piangere’ (il grande Vitellozzo), o ‘Berlinguer ti voglio bene’ (mitica e stracitata la sua battuta: "Pole la donna competere con l’omo? No. S’apre il dibattito").
E la prossima volta che a qualche fighetto viene in mente di invitare un Toscano (di quelli veri e ruspanti) in tv, che prima si legga ‘Maledetti toscani’ che, pur non essendo un ‘saggio’ di estrema originalità, sicuramente gli permetterà di avere un idea di cosa lo aspetta.


banale

venerdì, 3 novembre 2006

Sono banale, anzi sono uno stupido scopiazzatore banale, un insulso ladro del lavoro altrui.
Ma non solo, sono talmente stupido che non copio cose lodevoli, ma soltanto il peggio che le peggiori menti riescono a concepire.
Brutte copie di cose brutte.
Non so che farci, non prendetevela con me, è un istinto al momento irrefrenabile. Sono entrato in analisi per superare questo mio problema e il mio analista è convinto che nel giro di una decina di mesi riuscirò a guarire completamente e a tornare ad essere quello che ero fino a poco tempo fa. Io per la verità non ne sono troppo convinto, ma per non deluderlo continuo a non saltare i miei due appuntamenti settimanali con la poltrona in pelle nera del mio terapeuta.
Sto anche meditando di entrae a fare parte di un gruppo di sostegno:
-’Ciao, sono Tyler Durden e sono banale’
-’Ciao Tyler Durden’
Nel frattempo, per favore, se trovate in queste pagine qualcosa che è ‘farina del vostro sacco’, per favore, NON VI OFFENDETE:
sicuramente è l’unica bella citazione fatta da un brillante scrittore che si trovi qui.


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